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Come creare un macroscopio per microfotografia

Un fantastico tutorial sulla creazione di un sofisticato macroscopio, partendo da un budget neanche troppo elevato.

http://carlonicolini.altervista.org/index.php/Fotografia/Tutorial-Fotografici/Come-creare-un-macroscopio-con-Helicon-Focus.html

Viene spiegato l'uso di Helicon Focus, il funzionamento dei macroscopi e sono presentate alcune fantastiche foto.
La fotocamera utilizzata è la ottima nikon d300

Estendere la nitidezza in macrofotografia a mano libera

La tecnica di ripresa a mano libera: tutorial preso da http://www.nital.it/experience/nitidezza-macrofotografia5.php
Posto che i migliori risultati si ottengono con la fotocamera su cavalletto, anche a mano libera si può ottenere una bella foto.
Nella ripresa a mano libera bisogna utilizzare una serie di accorgimenti:
  • diaframma piuttosto aperto per non allungare oltre misura il tempo di scatto
  • fissare la messa a fuoco manuale su una distanza e non variarla
  • lavorare a priorità di diaframma A (anche la variazione del diaframma è causa di modifiche alla dimensione dell'immagine)
  • regolare la cadenza di ripresa su “continuo ad alta velocità”
  • se disponibile utilizzare il VR per compensare la vibrazione della fotocamera
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Il sistema VR di riduzione delle vibrazioni è di grande utilità nella macrofotografia in generale, dove la chiusura del diaframma non è mai troppa. Non riesce tuttavia ad eliminare i movimenti o le vibrazioni del soggetto, come quelle che si verificano a causa del vento, anche debole, che sposta il soggetto. A distanza ravvicinata anche la minima bava d'aria è significativa.
Nel caso il movimento della fotocamera possa portare a foto con diversa esposizione (dovuta alla variazione della lettura esposimetrica), sarà bene regolare l'esposizione su manuale. Tuttavia la mia esperienza con il Matrix non ha mai dato problemi, grazie alla precisione dell'esposizione di Nikon le immagini sono sempre entro una tolleranza perfettamente gestibile dai software.
La tecnica è la seguente: si scatta una raffica di immagini variando la distanza dal soggetto in modo da ottenere diverse immagini con a fuoco una serie di piani successivi, dal primo piano allo sfondo o viceversa.
La D700 in questo aiuta molto, in quanto è in grado di mantenere una sequenza di 5 fotogrammi al secondo in NEF+ JPG, garantendo così una buona serie di scatti durante la variazione della distanza di ripresa. Con l'impugnatura Multi-Power Battery Pack MB-D10 o con l'alimentatore a rete EH-5a può arrivare fino a 8 fps.
L'inquadratura non va tenuta troppo “chiusa” sul soggetto, in quanto le variazioni inevitabili di allineamento possono portare il soggetto parzialmente fuori dal fotogramma.
È assolutamente tassativo muoversi lentamente e con precisione, scattando quindi una sequenza in cui le immagini non sono troppo disallineate.
Ho personalmente trovato utile, con alcuni soggetti e posizioni della fotocamera, partire mettendo a fuoco lo sfondo e scattare allontanandomi dal soggetto, piuttosto che il contrario. Tuttavia non c'è una regola precisa e il metodo migliore va trovato per tentativi.
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Dalla vista di insieme del complesso di scatti a mano libera si vede la variazione delle dimensioni e della posizione relativa delle diverse immagini.
Da qui un secondo problema: il movimento relativo fotocamera-soggetto.
Questo può essere generato dagli spostamenti della fotocamera (come avviene nelle riprese a mano libera), oppure dal movimento del soggetto (come ad esempio a causa del vento su un fiore).
Teoricamente questo secondo problema è risolvibile, praticamente non sempre ci si riesce, soprattutto in esterno.
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Questa sovrapposizione in trasparenza con identificati in colore diverso i limiti delle diverse immagini fa capire la diversità di inquadrature che si hanno quando si scatta a mano libera. Questa differenza è causa di artefatti e di zone in cui il software non trova particolari a fuoco, coperti dal maggiore ingrandimento dell'oggetto nitido nella foto in cui il fuoco è sul primo piano.
Clicca per navigare l'immagine ad alta risoluzione

Helicon Focus torrent ita

L'alternativa per la macrofotografia: Helicon Focus™
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Unione di 10 NEF con Helicon Focus™, da cui è stato ricavato un TIFF a 16 bit/colore.
AF-S VR Micro-Nikkor 105mm f/2.8 G IF-ED su D700; f/5.6, T 1/1000s, ISO 200.

Helicon Focus™ è un software studiato per micro e macrofotografia scientifica. Applica un algoritmo di analisi di matrici di pixel e fonde il tutto in un'immagine finale. Ha un notevole vantaggio: legge automaticamente diversi formati di file, fra cui il NEF.
Si può quindi sfruttare tutta la potenza dei 14 bit in ripresa ottenendo un'immagine finale TIFF a 16 bit.
Impiega un tempo piuttosto breve anche per il montaggio diretto di file NEF.
È molto semplice da utilizzare, in quanto prevede il seguente flusso di lavoro:
  1. caricamento delle foto tramite un pulsante nel menu rapido
  2. esecuzione del montaggio in automatico tramite un pulsante nel menu rapido
Helicon Focus™ sfrutta la stessa finestra di lavoro per l'esecuzione di diversi montaggi partendo dalle stesse foto; permette quindi di eseguire diverse prove variando i parametri di elaborazione.
Ha una notevole capacità di personalizzazione tramite una serie di menu molto articolata.
Permette anche di eseguire alcuni semplici ritocchi per minimizzare gli artefatti che spesso vengono generati in fase di elaborazione.
Il software è del tipo shareware: si può scaricare liberamente e usare senza alcuna limitazione per trenta giorni, dopo di che introduce delle limitazioni fino all'acquisto della licenza. Vale la pena di provarlo, valutarlo ed eventualmente acquistare una delle versioni a disposizione, diverse per numero di funzionalità disponibili.
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La finestra di lavoro di Helicon Focus™ è semplice: al centro la schermata di lavoro con l'immagine scelta,
oppure con il prodotto della fusione, a destra in alto l'elenco delle immagini caricate con il flag bene in evidenza
per quelle scelte; in basso a destra l'elenco delle immagini ottenute. Durante l'elaborazione ne viene
visualizzato in bianco e nero l'andamento, tramite la maschera ottenuta per le diverse immagini.
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Helicon Focus™ ha una semplice interfaccia di ritocco degli artefatti, che può lavorare in due modalità diverse:
la prima prevede una clonazione diretta da una immagine
di base all'immagine finale, la seconda è un normale
strumento “clone”, simile al timbro di Photoshop™.
L'interessante è che il software permette di operare
direttamente il clone dai file NEF di partenza verso il
TIFF generato dalla fusione.


 


Si trova il torrent alla pagina:
http://www.torrentreactor.to/torrents/download/2462704

Come aumentare la nitidezza delle fotografie con Photoshop e non solo (2)

L'evoluzione delle tecniche: basculaggio, macrofotografia con luce laminare, fusione dei livelli con il digitale

Per focheggiare un piano inclinato le leggi dell'ottica mettono a disposizione la possibilità di eseguire un basculaggio, inclinando il piano dell'ottica rispetto a quello del fotogramma.
Meccanicamente ciò si è sempre ottenuto tramite i soffietti macro con basculaggio; oppure usando un obiettivo decentrabile e basculabile, come il PC-E Micro NIKKOR 45mm f/2.8D ED o il PC-E Micro NIKKOR 85mm f/2.8D, per un rapporto di ingrandimento fino a 1:2, oppure montati su tubi di prolunga o soffietto.
Questi due sistemi permettono di avere una messa a fuoco otticamente perfetta su un piano, direttamente in ripresa, senza ulteriore necessità di post-produzione.
Dall'eXperience di Gerardo Bonomo
PC Micro-Nikkor 85mm f/2.8D Tilt&Shift


Gli obiettivi decentrabili e basculabili, come il PC-E Micro NIKKOR 45mm f/2.8D ED e il PC-E Micro NIKKOR 85mm f/2.8D, permettono di ottenere grandi risultati in macrofotografia quando è richiesto mettere a fuoco un soggetto particolarmente esteso lungo un piano. Per approfondimenti si veda l'eXperience di Gerardo Bonomo.
Per ottenere una nitidezza elevata con oggetti tridimensionali in passato si fece ricorso a uno stratagemma: illuminare il soggetto con una lama di luce molto intensa, da qui il nome di luce laminare.
Il principio è ingegnoso, la realizzazione molto complessa e richiede una strumentazione molto precisa unita a una notevole capacità tecnica: una lama di luce avvolge il soggetto e viene fatta scorrere dall'inizio alla fine della sua estensione durante il tempo di posa oppure, in alternativa, è il soggetto che viene posto su un supporto mobile e scorre attraverso la luce laminare.
Il movimento deve essere micrometrico e molto preciso; lo studio deve essere buio per evitare luci parassite che darebbero vita a uno sfocato a causa dell'otturatore aperto per tempi lunghi.
Tutto ciò è appannaggio di un laboratorio per fotografia scientifica, difficilmente alla portata del fotografo, anche professionista.
La fotografia digitale ci viene in aiuto grazie alla possibilità di fondere assieme immagini diverse, per ottenere un'immagine finale che sia il prodotto delle parti migliori di ognuna.
Analogamente alle tecniche Stitch, HDR o Jumbo MBS, esiste anche la possibilità di fondere assieme immagini con diverse parti a fuoco.
Lo scopo è quello di prendere da ogni immagine la zona più nitida e costruire un insieme coerente e di elevata qualità.
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Immagine eseguita tramite la fusione di 17 NEF utilizzando il software Helicon Focus™.
Le singole immagini sono state eseguite con AF-S VR Micro-Nikkor 105mm f/2.8 G IF-ED su D700; f/8, T 1/500s, ISO 200.
Il dettaglio è estremamente elevato su tutto il fiore e i boccioli, nonostante la breve distanza di scatto.
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Da questi particolari è evidente il contrasto fra l’elevata nitidezza sul fiore e i boccioli, mentre il fondo è totalmente sfocato.
I 14 bit del NEF permettono di salvare tutti i dettagli delle zone chiare e scure, anche con la ripresa in controluce
(nessun pannello di schiarita è stato usato).
La fusione dei livelli di un gran numero di scatti è impresa non facile, solo gli attuali computer ci permettono di portarla a termine con successo. L'informazione contenuta in un NEF a 14 bit o anche in un JPEG è tale che l'applicazione di un algoritmo per l'unione di una serie immagini richieda una potenza di calcolo elevata.
Si tratta infatti di esaminare tutte le immagini, magari 10 o 20 da 12 megapixel o più, prendendo via via gruppi di pixel limitrofi (matrici variabili da 3x3 a 16x16), calcolare il livello di nitidezza dato dalla messa a fuoco, scegliere per ogni zona dell'immagine finale la parte di ogni immagine singola da utilizzare, creare le maschere di livello, unire le immagini. Il tutto preservando la tonalità e sfumando progressivamente verso le zone meno nitide.
Solo delle vere e proprie “macchine da guerra” come Photoshop™, o software dedicati come Helicon Focus™, possono portare a termine l'impresa.
D'altro canto solo obiettivi del calibro dei Micro-Nikkor possono fornire la quantità di informazione e nitidezza necessarie per un risultato di qualità.

I due programmi citati usano metodi diversi e danno risultati diversi a seconda delle situazioni di ripresa.

Come aumentare la nitidezza delle fotografie con Photoshop e non solo

TUTORIAL PRESO DA http://www.nital.it/experience/nitidezza-macrofotografia.php
Introduzione: il problema della scarsa profondità di campo in macro
Macrofotografia, una delle specialità più affascinanti e complicate della fotografia.
Affascinante perché permette di ingrandire e vedere particolari dei soggetti invisibili a occhio nudo; complicata per l'uso della luce e della messa a fuoco.
Quest'ultima in particolare è un fattore critico, in quanto la profondità di campo è estremamente limitata, causa le ridotte distanze di ripresa.

Si definisce profondità di campo la zona attorno al piano di messa a fuoco che è considerabile di nitidezza sufficiente per la visione umana che, come è noto, si “accontenta” facilmente. Il piano a fuoco è infatti otticamente solo uno ed è limitatissimo nello spazio. L'occhio attribuisce a una zona estesa prima e dopo questo piano una sufficiente nitidezza, detta “profondità di campo a fuoco”.
L'estensione di questa zona dipende da diversi fattori: lunghezza focale, distanza di ripresa e apertura del diaframma.

Le formule matematiche permettono di calcolare con precisione l'estensione della zona nitida, in rapporto a una grandezza chiamata cerchio di diffusione, che rappresenta lo standard di nitidezza di un punto. In sostanza: un punto luminoso viene sempre riprodotto come un cerchietto, di dimensioni molto piccole. Il diametro di questo cerchio rappresenta “quanto piccolo” desideriamo sia un cerchietto luminoso perché il nostro sistema percettivo occhio/cervello lo riproduca come un punto.

Fotografando una stella questa sarà riprodotta come un cerchio di luce dall'obiettivo, che interesserà un limitato numero di pixel. Sotto una certa soglia la si vedrà come un puntino di luce e la si considererà una stella correttamente messa a fuoco.
Ogni soggetto è otticamente fatto da puntini di luce, che vengono riprodotti come cerchietti luminosi, tanto più grandi quanto più lontani dal piano di messa a fuoco. Se questi sono troppo grandi si sovrappongono e il soggetto appare confuso nei dettagli, fuori fuoco.
In digitale la messa a fuoco è critica, causa l'estrema nitidezza del sensore che non ha la grana della pellicola, quindi il cerchio di diffusione deve essere considerato più limitato.
 

Un punto del soggetto viene riprodotto come un cerchietto di luce se non giace sul piano di messa a fuoco.
Riducendo l’apertura del diaframma si migliora la sensazione di nitidezza.
In conclusione: la profondità di campo è direttamente proporzionale alla distanza di ripresa e al numero f/ di apertura del diaframma; mentre è inversamente proporzionale alla lunghezza focale.
La macrofotografia porta a scattare in una situazione critica: breve distanza dal soggetto, focale medio-lunga e spesso diaframmi aperti per mantenere tempi di scatto brevi.
Uno dei cavalli da battaglia della macro è sempre stato il Micro-Nikkor 105mm, una focale medio-lunga, che arriva al rapporto di ingrandimento 1:1 e che impone tempi piuttosto elevati, attorno a 1/125s o superiori.
Ciò è meno importante ora, con la versione AF-S VR Micro-Nikkor 105mm f/2.8 G IF-ED, utilizzato per questo eXperience, dotato di stabilizzatore ottico di immagine, che permette di chiudere il diaframma guadagnando quattro stop rispetto al tempo limite: si può scattare tranquillamente a 1/15s, bilanciando bene un fill-in con la luce ambiente.
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La scala della messa a fuoco del AF-S VR Micro-Nikkor 105mm f/2.8 G IF-ED riporta le distanze di ripresa in metri e piedi,
oltre alla scala di riproduzione del soggetto. Ad esempio il valore 2 sta per 1:2, cioè un ingrandimento dell’immagine
la metà della dimensione del soggetto. Il limite della focheggiatura è a 1:1, cioè pari dimensioni dell’immagine e del soggetto. 
 
Anche a diaframma chiuso la profondità di campo rimane comunque limitata, a causa della ridotta distanza di ripresa che è responsabile di un elevato rapporto di ingrandimento, il quale “la fa da padrone” nell'influenzare il risultato delle formule matematiche.
Per esempio: a corredo del Micro-Nikkor 105mm c'è una tabellina della profondità di campo, che per una distanza di ripresa di 40cm (rapporto di ingrandimento 1:2) a f/16 assegna 1cm di estensione della profondità di campo.
È così, dipende dalle leggi dell'ottica e non ci si può fare nulla.

Per aumentare la profondità di campo su un soggetto tridimensionale si può chiudere il diaframma al massimo, tuttavia si incorre in una perdita di nitidezza dovuta alla diffrazione della luce che passa attraverso la stretta apertura fisica della lamelle. Inoltre basta un piccolo movimento del soggetto per vanificare il vantaggio ottenuto: chiudendo il diaframma è d'obbligo aumentare il tempo di posa.
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Immagini eseguite alla luce del sole con il AF-S VR Micro-Nikkor 105mm f/2.8 G IF-ED su D700. Quella a sinistra a f/8, T 1/800s, ISO 200, mentre quella a destra a f/40, T 1/25s, ISO 200. Come si vede nella prima foto la profondità di campo è limitata alla zona centrale del soggetto. Nella seconda anche attivando lo stabilizzatore d’immagine la nitidezza è scarsa a causa di un minimo movimento del soggetto dovuto a un alito di vento. A breve distanza il rapporto di ingrandimento elevato produce un vistoso effetto mosso anche con movimenti altrimenti poco significativi.
 
continua...

Gli obiettivi più estremi della fotografia

A buon intenditore poche parole. In tanti anni che esiste la fotografia sono stati costruiti obiettivi con caratteristiche così incredibili che, per l'intenditore, pensare che esistano - o meglio - pensare di poterli acquistare è solo un'utopia.

Questi cavalli da corsa, recensiti anche su luminous-landscape.com appartengono alle diverse case costruttrici e sono super-specializzati, dal macro più spinto al super-tele da paparazzo impertinente, passando per obiettivi a controllo prospettico, utili per il tilt-shift e la fotografia architettonica.

Se non avete problemi di portafoglio potete iniziare a pensare a questi vetri qua:

Pentax 1200mm SuperTele Photo Zoom

(10) La macrofotografia

La macrofotografia cerca di rappresentare con cura i particolari più piccoli di una scena, come insetti, sassolini, dettagli.

E' importante distinguere fra fotografia a distanza ravvicinata e distanza normale. Nella fotografia a distanza normale - oltre 50 cm - è utile appoggiarsi ad un supporto o sfruttare treppiedi.

Una mia macro, ritratta con un obiettivo zoom Nikon 18-105 G VR a tutta apertura. Il rapporto di riproduzione non è ottimale per la fotografia macro infatti la farfalla è stata ripresa alla distanza di oltre 50 cm e non occupa tutta la fotografia


Fra gli strumenti per la macrofotografia, gli obiettivi più versatili  ma anche più costosi sono gli obiettivi macro. Essi non vanno confusi con gli obiettivi zoom che permettono riprese a distanza ravvicinata: un vero obiettivo macro permette di avvicinarsi al soggetto tanto da poterlo riprodurre sulla pellicola a grandezza naturale, in rapporto 1:1, cioè l'immagine sul sensore 35 mm ha la stessa dimensione dell'immagine reale. Fare questo è compito assai complesso perchè in campo ravvicinato la fisica insegna che i fenomeni di aberrazione ottica e cromatica tendono a deformare l'immagine sia geometricamente sia dal punto di vista dei colori.

Rapporto di riproduzione
Effettuando riprese ravvicinate (soprattutto con l'ausilio di tubi di prolunga) in genere non si parlerà di distanza di messa a fuoco, ma di rapporto di riproduzione definito come il rapporto tra le dimensioni del soggetto impressionato sulla pellicola e le sue dimensioni reali.
In pratica, immaginando di riprendere un quadro di cm 2 di lato in funzione delle dimensioni che saranno registrate sulla pellicola determineranno il relativo rapporto di riproduzione, secondo il seguente schema:

dimensione reale 2 x 2

Dimensione sulla pellicola
2 cm = rapporto 1:1
1 cm = rapporto 1:2
0,5 cm = rapporto 1:4
4 cm = rapporto 2:1
In pratica il rapporto di riproduzione sarà destinato alla frazione nella quale la prima cifra indica le dimensioni registrate sulla pellicola e la seconda cifra le reali dimensioni del soggetto.




Tubi di prolunga. Fonte www.nital.it

I tubi di prolunga aumentano la distanza tra obiettivo e piano pellicola, tiraggio e consentono di mettere a fuoco soggetti sotto la minima distanza di messa a fuoco dell'obiettivo utilzzato.
A differenza di quanto citato nell'uso delle lenti addizionali alla determinazione del rapporto di riproduzione e della distanza di messa a fuoco, concorrono sia la lunghezza del tubo, sia la focale dell'ottica utilizzata.
Rapporto di riproduzione = Tiraggio/Lunghezza focale

L'elevato prezzo degli obiettivi macro è giustificato dal fatto che essi contengono diversi gruppi di lensi a bassa dispersione cromatica, costruiti in materiali appositi, che minimizzano questi effetti.

Esistono degli strumenti appositi che imitano il comportamento degli obiettivi macro puri, si chiamano tubi di prolunga. Essi sono delle speciali addizioni da interporre fra un teleobiettivo e il corpo macchina che permettono di aumentare la focale.

La scelta del giusto diaframma in una fotografia macro influenza pesantemente la profondità di campo. Se il soggetto da riprendere presenta anse, picchi, pieghe, un diaframma chiuso permette di riproporlo in fotografia in maniera bidimensionale anche se è necessario allontanare la fotocamera e servirsi di un treppiede. Diaframmi dell'ordine di oltre f/22 sono detti diaframmi descrittivi.


 Fate attenzione alla differenza della profondità di campo in questa fotografia macro. La prima è stata scattata a f/2.8 con un 55 mm ma in una distanza di 3 cm soli solo alcuni acini d'uva sono a fuoco. La seconda invece è più descrittiva ed è stata scattata con un f/32 con la fotocamera montata su treppiedi.
Fonte: Corso Avanzato di fotografia, Bryan Petterson



La tecnica di isolare il soggetto usando un diaframma molto aperto spesso in unione ad un teleobiettivo non è molto usata in macrofotografia. In genere chi scatta macro usa diaframmi f/22 o f/32 per ottenere una zona di nitidezza più estesa possibile. Non sempre è necessario seguire questa regola, in questa rosa ad esempio è stato usato un f/2.8 per rendere i petali con un dolce e soffuso effetto bokeh (sfocatura). In tal modo l'immagine acquisisce una dimensione più elegante e delicata rispetto ad una nitidezza spinta che avrebbe trasformato una macro in una foto tecnica, trasmettendo meno emozione all'osservatore.