Sul sito ZMPhoto sono raccolti alcuni significati delle misteriose sigle che troviamo sugli obiettivi Nikon
AI - Automatic Indexing
Ottica di vecchia generazione a fuoco manuale.
AI-S AI System
Ottica di vecchia generazione a fuoco manuale, rispetto alle AI permette l'esposizione programmata e a priorità di tempi.
AI-P
Ottica di vecchia generazione a fuoco manuale, rispetto alle precedenti versioni è dotata di CPU che consente le esposizioni automatiche (esposizione Matrix).
AF-I - Autofocus-Internal
Ottica dotata di un motorino DC interno per la messa a fuoco, sistema sostituito a partire dal 1996 dall'AF-S (utilizzato solo su alcuni teleobiettivi tra il 1992 e 1996). Sistema compatibile esclusivamente con alcune reflex di gamma alta.
AF-D
Ottica non dotata di motore di AF interno, montata su alcuni modelli Nikon (d40, d40x, d60) perde l'automatismo della MaF.
AF-S
Ottica dotata di motore interno AF di tipo SWM.
SWM
Motore silenzioso ad ultrasuoni (Silent Wave Motor) che equipaggia le ottiche di tipo AF-S
G
Ottica in cui non è presente la ghiera dei diaframmi
VR - Vibration Reduction
Ottica dotata di sistema stabilizzatore di immagine.
D - Distance/Dimension
Ottica in grado di utilizzare il sistema "RGB Matrix Metering", ovvero è in grado fornire alla fotocamera informazioni relative alla distanza del soggetto.
DX *
Ottiche progettate specificatamente per essere utilizzate sul formato ridotto nikon (dx).
* Se la sigla non è presente è implicito che si tratti di una ottica progettata per il Formato pieno, può essere quindi utilizzata su FF digitale (Fx), pellicola 35mm o formato ridotto DX.
ED Extra-low Dispersion
Ottica dotata di elementi ottici a bassa dispersione (trattamento delle lenti al fluorite).
IF - Internal Focus
Ottica dotata di un sistema di AF basata sul movimento esclusivo di un gruppo di lenti interne, evitando quindi il movimento della lente frontale, caratteristica cherisulta comoda nell'uso di alcuni filtri (ad esempio polarizzatori o digradanti.
SIC - Super Integrated Coating
Ottica in cui le lenti hanno subito un trattamento antiriflesso multistrato, utilizzato soprattutto negli zoom.
N - Nanocrystal Coating
Ottica in cui le lenti hanno subito un ulteriore tipo di trattamento antiriflesso multistrato, utilizzato soprattutto nei supertele.
C - multi Coating
Ottica dotata di elementi ottici che hanno subito un trattamento a strati multipli (sino a sette).
ASP - Aspherical lens element
Ottica il cui schema è composto da una o più lenti asferiche, dotate cioè di profilo non sferico.
CRC - Close Range Correction system
Ottica dotata di un sistema di messa a fuoco che permette la correzione delle aberrazioni per distanze ravvicinate.
RF - Rear Focusing (RF)
Ottica dotata di un sistema di AF basato sul movimento esclusivo dei gruppi posteriori, maggiore compattezza e leggerezza, AF rapido.
DC - Defocus Control *
Ottica dotata di un sistema di controllo dell'abberraizone sferica dell'ottica, in grado di regolare il livello di sfocatura nei piano posteriori e anteriori a quello di MaF.
*Esistono soltanto 2 ottiche specifiche dotate di questo sistema (105 F2 e 135 f2).
PC - Perspective Correction
Ottiche dotate di un sistema in grado di decentrare e/o basculare alcuni dei loro elementi, permettendo pertanto la correzione prospettica dell'immagine di aumentare la PdC.
Micro
Ottiche in grado di garantire un elevato rapporto di ingrandimento(1:1) le cui lenti sono caratterizzate da un elevato potere risolvente.
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(10) La macrofotografia
La macrofotografia cerca di rappresentare con cura i particolari più piccoli di una scena, come insetti, sassolini, dettagli.
E' importante distinguere fra fotografia a distanza ravvicinata e distanza normale. Nella fotografia a distanza normale - oltre 50 cm - è utile appoggiarsi ad un supporto o sfruttare treppiedi.
Fra gli strumenti per la macrofotografia, gli obiettivi più versatili ma anche più costosi sono gli obiettivi macro. Essi non vanno confusi con gli obiettivi zoom che permettono riprese a distanza ravvicinata: un vero obiettivo macro permette di avvicinarsi al soggetto tanto da poterlo riprodurre sulla pellicola a grandezza naturale, in rapporto 1:1, cioè l'immagine sul sensore 35 mm ha la stessa dimensione dell'immagine reale. Fare questo è compito assai complesso perchè in campo ravvicinato la fisica insegna che i fenomeni di aberrazione ottica e cromatica tendono a deformare l'immagine sia geometricamente sia dal punto di vista dei colori.
Rapporto di riproduzione
Effettuando riprese ravvicinate (soprattutto con l'ausilio di tubi di prolunga) in genere non si parlerà di distanza di messa a fuoco, ma di rapporto di riproduzione definito come il rapporto tra le dimensioni del soggetto impressionato sulla pellicola e le sue dimensioni reali.
In pratica, immaginando di riprendere un quadro di cm 2 di lato in funzione delle dimensioni che saranno registrate sulla pellicola determineranno il relativo rapporto di riproduzione, secondo il seguente schema:
I tubi di prolunga aumentano la distanza tra obiettivo e piano pellicola, tiraggio e consentono di mettere a fuoco soggetti sotto la minima distanza di messa a fuoco dell'obiettivo utilzzato.
A differenza di quanto citato nell'uso delle lenti addizionali alla determinazione del rapporto di riproduzione e della distanza di messa a fuoco, concorrono sia la lunghezza del tubo, sia la focale dell'ottica utilizzata.
L'elevato prezzo degli obiettivi macro è giustificato dal fatto che essi contengono diversi gruppi di lensi a bassa dispersione cromatica, costruiti in materiali appositi, che minimizzano questi effetti.
Esistono degli strumenti appositi che imitano il comportamento degli obiettivi macro puri, si chiamano tubi di prolunga. Essi sono delle speciali addizioni da interporre fra un teleobiettivo e il corpo macchina che permettono di aumentare la focale.
La scelta del giusto diaframma in una fotografia macro influenza pesantemente la profondità di campo. Se il soggetto da riprendere presenta anse, picchi, pieghe, un diaframma chiuso permette di riproporlo in fotografia in maniera bidimensionale anche se è necessario allontanare la fotocamera e servirsi di un treppiede. Diaframmi dell'ordine di oltre f/22 sono detti diaframmi descrittivi.
E' importante distinguere fra fotografia a distanza ravvicinata e distanza normale. Nella fotografia a distanza normale - oltre 50 cm - è utile appoggiarsi ad un supporto o sfruttare treppiedi.
Una mia macro, ritratta con un obiettivo zoom Nikon 18-105 G VR a tutta apertura. Il rapporto di riproduzione non è ottimale per la fotografia macro infatti la farfalla è stata ripresa alla distanza di oltre 50 cm e non occupa tutta la fotografia
Fra gli strumenti per la macrofotografia, gli obiettivi più versatili ma anche più costosi sono gli obiettivi macro. Essi non vanno confusi con gli obiettivi zoom che permettono riprese a distanza ravvicinata: un vero obiettivo macro permette di avvicinarsi al soggetto tanto da poterlo riprodurre sulla pellicola a grandezza naturale, in rapporto 1:1, cioè l'immagine sul sensore 35 mm ha la stessa dimensione dell'immagine reale. Fare questo è compito assai complesso perchè in campo ravvicinato la fisica insegna che i fenomeni di aberrazione ottica e cromatica tendono a deformare l'immagine sia geometricamente sia dal punto di vista dei colori.
Rapporto di riproduzione
Effettuando riprese ravvicinate (soprattutto con l'ausilio di tubi di prolunga) in genere non si parlerà di distanza di messa a fuoco, ma di rapporto di riproduzione definito come il rapporto tra le dimensioni del soggetto impressionato sulla pellicola e le sue dimensioni reali.
In pratica, immaginando di riprendere un quadro di cm 2 di lato in funzione delle dimensioni che saranno registrate sulla pellicola determineranno il relativo rapporto di riproduzione, secondo il seguente schema:
dimensione reale 2 x 2
Dimensione sulla pellicola
2 cm = rapporto 1:1
1 cm = rapporto 1:2
0,5 cm = rapporto 1:4
4 cm = rapporto 2:1
In pratica il rapporto di riproduzione sarà destinato alla frazione nella quale la prima cifra indica le dimensioni registrate sulla pellicola e la seconda cifra le reali dimensioni del soggetto. 2 cm = rapporto 1:1
1 cm = rapporto 1:2
0,5 cm = rapporto 1:4
4 cm = rapporto 2:1
Tubi di prolunga. Fonte www.nital.it
I tubi di prolunga aumentano la distanza tra obiettivo e piano pellicola, tiraggio e consentono di mettere a fuoco soggetti sotto la minima distanza di messa a fuoco dell'obiettivo utilzzato.
A differenza di quanto citato nell'uso delle lenti addizionali alla determinazione del rapporto di riproduzione e della distanza di messa a fuoco, concorrono sia la lunghezza del tubo, sia la focale dell'ottica utilizzata.
Rapporto di riproduzione = Tiraggio/Lunghezza focale
Esistono degli strumenti appositi che imitano il comportamento degli obiettivi macro puri, si chiamano tubi di prolunga. Essi sono delle speciali addizioni da interporre fra un teleobiettivo e il corpo macchina che permettono di aumentare la focale.
La scelta del giusto diaframma in una fotografia macro influenza pesantemente la profondità di campo. Se il soggetto da riprendere presenta anse, picchi, pieghe, un diaframma chiuso permette di riproporlo in fotografia in maniera bidimensionale anche se è necessario allontanare la fotocamera e servirsi di un treppiede. Diaframmi dell'ordine di oltre f/22 sono detti diaframmi descrittivi.
Fate attenzione alla differenza della profondità di campo in questa fotografia macro. La prima è stata scattata a f/2.8 con un 55 mm ma in una distanza di 3 cm soli solo alcuni acini d'uva sono a fuoco. La seconda invece è più descrittiva ed è stata scattata con un f/32 con la fotocamera montata su treppiedi.
Fonte: Corso Avanzato di fotografia, Bryan Petterson
La tecnica di isolare il soggetto usando un diaframma molto aperto spesso in unione ad un teleobiettivo non è molto usata in macrofotografia. In genere chi scatta macro usa diaframmi f/22 o f/32 per ottenere una zona di nitidezza più estesa possibile. Non sempre è necessario seguire questa regola, in questa rosa ad esempio è stato usato un f/2.8 per rendere i petali con un dolce e soffuso effetto bokeh (sfocatura). In tal modo l'immagine acquisisce una dimensione più elegante e delicata rispetto ad una nitidezza spinta che avrebbe trasformato una macro in una foto tecnica, trasmettendo meno emozione all'osservatore.
La tecnica di isolare il soggetto usando un diaframma molto aperto spesso in unione ad un teleobiettivo non è molto usata in macrofotografia. In genere chi scatta macro usa diaframmi f/22 o f/32 per ottenere una zona di nitidezza più estesa possibile. Non sempre è necessario seguire questa regola, in questa rosa ad esempio è stato usato un f/2.8 per rendere i petali con un dolce e soffuso effetto bokeh (sfocatura). In tal modo l'immagine acquisisce una dimensione più elegante e delicata rispetto ad una nitidezza spinta che avrebbe trasformato una macro in una foto tecnica, trasmettendo meno emozione all'osservatore.
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