La funzione dell'esposimetro è quella di valutare la luce che entra nella fotocamera e guidare il fotografo verso l'esposizione migliore.
Bisogna capire però che la sola coppia tempo diaframma non è sufficiente per determinare l'esposizione. L'altro vertice del triangolo fotografico è rappresentato dalla sensibilità del sensore o della pellicola. Nelle moderne reflex la sensibilità è indicata con ISO. Un valore basso di ISO significa che l'amplificatore del segnale a livello del CMOS aggiunge poca energia per amplificare le correnti elettriche prodotte dagli elementi fotodiodici (pixel del sensore).
Raddoppi della sensibilità ISO corrispondono a raddoppio dell'esposizione (non raddoppio della luce entrante). Si può capire che in situazioni di scarsa luminosità si deve utilizzare una sensibilità elevata per rendere un'immagine senza mosso.
Sensibilità elevata però, sia per sensori CMOS sia per pellicola, significa rumore o disturbo.
Il rumore (o disturbo) è creato dall'amplificatore di segnale. Se ad un elemento sensibile (fotodiodo) arriva poca luce, sarà bassa la corrente uscente da esso. L'unico modo per aumentare è tramite l'elettronica, ovvero mediante circuiti a transistor. Tuttavia poichè, per motivi statistici, il rumore o la varianza, dipende dall'inverso del numero di fotoni giunti al sensore, in presenza di poca luce, cioè pochi fotoni avremo una grande incertezza sulla misura.
Nella scelta della sensibilità ISO ci si deve porre alcune domande
1. La luce: Il soggetto è ben illuminato?
2. La grana: voglio una foto con o senza rumore (grana)? In alcuni ritratti in bianco e nero si può sfruttare il rumore per dare un tono più forte al viso.
3. Treppiedi: voglio scattare con tempi lunghi, devo usare il cavalletto per evitare il mosso.
4. Movimento: quanto veloce si muove il soggetto?
Se c'è molta luce è meglio avere poca grana cioè scattare ad ISO bassi. Se invece è buio e non posso permettermi scatti mossi devo incrementare gli ISO in maniera sufficiente. Chiaramente avrò uno scatto molto disturbato.
Le moderne reflex professionali coprono un range ISO che va da 50 a oltre 12000 coprendo quasi 8 stop! Stiamo parlando delle reflex di altissima gamma Canon e Nikon, roba per professionisti. Anche alcune reflex come la Nikon D90 estendono il range ISO da 50 a 6400 che in ogni caso è abbondantemente sufficiente.
Visualizzazione post con etichetta esposimetro. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta esposimetro. Mostra tutti i post
(5) Come effettuare una misurazione di esposizione
Non sempre effettuare la misurazione della luce è faccenda semplice. Esistono diversi trucchetti per facilitare il lavoro e migliorare l'esposizione globale soprattutto con fotografie in controluce o in situazione di luce disuniforme.
Bisogna basarsi sulla scelta della profondità di campo ed agire sul diaframma oppure sull'impostazione dei tempi per fermare un azione o rendere l'effetto temporale di una scena? Le risposte a queste domande sono a discrezione del fotografo e questo va fatto prima di ogni ripresa.
Prendiamo l'esempio di un bel ritratto di viso con una luce proveniente da dietro. Un trucco per evitare che l'esposimetro venga influenzato dal bagliore proveniente dal bordo della silhoutte suggerendo un'esposizione scorretta per via della luce principalmente riflessa dai capelli, è quello di avvicinarsi al soggetto e riempire l'inquadratura con il suo viso fuori fuoco. Bloccare la lettura esposimetrica, allontanarsi, ricomporre e scattare.
La sfocatura volontaria è necessaria a mescolare tutte le sorgenti di luce in una sola e permettere all'esposimetro che lavora con una lettura media di valutare correttamente la quantità di luce entrante. Il rischio è che comunque allontanandosi troppo da un soggetto posto su un fondo buio, la quantità di luce, che diminuisce come l'inverso del quadrato della distanza, cali. Per ovviare a questo bisognerà aumentare di qualche frazione di stop per ogni 2 metri di distanza percorsi. Se il fondo è luminoso come il soggetto invece questa regolazione non serve e basta fidarsi dell'esposimetro.
Bisogna basarsi sulla scelta della profondità di campo ed agire sul diaframma oppure sull'impostazione dei tempi per fermare un azione o rendere l'effetto temporale di una scena? Le risposte a queste domande sono a discrezione del fotografo e questo va fatto prima di ogni ripresa.
Prendiamo l'esempio di un bel ritratto di viso con una luce proveniente da dietro. Un trucco per evitare che l'esposimetro venga influenzato dal bagliore proveniente dal bordo della silhoutte suggerendo un'esposizione scorretta per via della luce principalmente riflessa dai capelli, è quello di avvicinarsi al soggetto e riempire l'inquadratura con il suo viso fuori fuoco. Bloccare la lettura esposimetrica, allontanarsi, ricomporre e scattare.
La sfocatura volontaria è necessaria a mescolare tutte le sorgenti di luce in una sola e permettere all'esposimetro che lavora con una lettura media di valutare correttamente la quantità di luce entrante. Il rischio è che comunque allontanandosi troppo da un soggetto posto su un fondo buio, la quantità di luce, che diminuisce come l'inverso del quadrato della distanza, cali. Per ovviare a questo bisognerà aumentare di qualche frazione di stop per ogni 2 metri di distanza percorsi. Se il fondo è luminoso come il soggetto invece questa regolazione non serve e basta fidarsi dell'esposimetro.
(4) Gli esposimetri: studiare la luce
L'esposimetro rappresenta il centro del triangolo fotografico, esso è lo strumento che mette in relazione i tre vertici. Senza le essenziali informazioni che l'esposimetro fornisce, molte volte fotografare sarebbe come gettare fango sul muro sperando che si attacchi.
I primi fotografi (gli albori della fotografia) non usavano esposimetri ma si basavano su tabelle e regole pratiche per l'impostazione della coppia tempo diaframma.
Bisogna sapere infatti che quello che l'esposimetro misura la quantità nota come Valore di esposizione e definito come
EV = log_2(N^2/t)
dove N è l'apertura relativa e t il tempo di scatto. Il logaritmo in base 2 tiene conto del fatto che ad ogni stop la luce dimezza o raddoppia e porta su una scala lineare l'aumento o diminuzione esponenziale del flusso luminoso. Complicato ed inutile per la maggior parte degli scopi di questa guida.
L'esposizione corretta è indicata dall'esposimetro con 0 EV. Se l'esposimetro indicherà un valore di EV positivo, si parla di foto sovraesposta (troppo luminosa), viceversa di foto sottoesposta. E' utile ricordare che nell'errore è meglio una fotografia sottoesposta, è infatti possiibile grazie ad i programmi di fotoritocco moderno, recuperarne gran parte. Nella fotografia sovraesposta o bruciata invece è impossibile recuperare l'informazione che è andata irrimediabilmente persa.
Troppa luce entrante sul sensore ne determina infatti la saturazione, fenomeno per cui la sensibilità dell'elemento di acquisizione d'immagine non è nulla.
Gli esposimetri possono essere di due tipi: separati dall'apparecchio fotografico o incorporati. Gli esposimetri incorportati si basano sul sistema detto TTL, sigla che significa Through the lens. Sono detti a luce riflessa appunto perchè misurano la quantità di luce che è riflessa dal soggetto ed è diretta all'obiettivo fotografico.
Gli esposimetri leggono la luce. Tuttavia esistono diversi modi di leggere la quantità di luce, essa può essere concentrata in una sola area oppure provenire diffusamente da tutta la scena. Gli esposimetri a lettura media forniscono appunto un valore di esposizione calcolato come la media sull'intera scena. In presenza di forti contrasti, gli economici esposimetri a lettura media, non daranno un risultato soddisfacente, provocando perlopiù fotografia fortemente sottoesposte o sovraesposte.
Un altro tipo di esposimetro a luce riflessa è il tipo a lettura spot. Come si capisce dal nome esso misura la luce con un angolo di campo molto stretto, ovvero su una piccola parte della scena. Raramente è incorporato negli apparecchi fotografici e spesso serve puntarlo manualmente prima dello scatto nella zona che si vuole inquadrare per ottenere un'esposizione adeguata. Roba da professionisti perlopiù.
Il più diffuso tipo di esposimetro è quello a media con preferenza centrale. Diversamente da media e spot gli esposimetri a preferenza centrale misurano sì la luce che si riflette dall'intera scena ma pesano maggiormente la zona centrale della ripresa. Per usarli al meglio serve mettere il soggetto al centro dell'inquadratura.
Notare che molto spesso la lettura esposimetrica può essere falsata da oggetti molto riflettenti, come superfici metalliche o vetri, oppure anche da situazioni dove sono presenti oggetti con enorme differenza di riflettanza - un gatto nero ed una parete bianca - ad esempio. Questa situazione si verifica perchè se i soggetti sono illuminati sotto la stessa luce, le loro caratteristiche di riflessione sono diverse. Una parete bianca riflette il 36% della luce mentre un gatto nero solo il 9%.
Occhio quindi a fotografare gatti neri!
Un punto centrale per capire il funzionamento di un esposimetro a luce riflesa è il concetto di grigio neutro. Spesso vi sarete chiesti perchè alcuni fotografi portano con se dei cartoncini grigi. Immaginate un mondo dove tutto sia grigio neutro uniforme. I soggetti che si trovino in piena luce o in piena ombra rifletteranno sempre il 18% della luce che li colpisce. Gli esposimetri a luce riflessa misurano la luce come se provenisse da un mondo a toni di grigio. Per questo funzionano nella maggior parte dei casi a parte quando devono lavorare su soggetti bianchi o neri, essi infatti interpretano tutti i colori in presenza o assenza della luce come grigi e quindi riflettere il 18%. Il problema di questi colori è che il bianco riflette circa il 36% della luce mentre il nero solo il 9%. L'esposimetro puntato su un soggetto bianco allora interpreta questo come una luce eccessiva e suggerisce un'esposizione minore viceversa se il soggetto è nero.
Per poter misurare correttamente un soggetto bianco è quindi necessario ricordarsi che l'esposimetro interpreta un corpo che riflette al 36% come uno che riflette al 18% e quindi aumentare di uno stop, ovvero raddoppiare la luce entrante agendo su diaframma o tempi. Viceversa la misurazione consigliata di un corpo nero deve essere aumentata di uno stop per supplire il restante 9% che c'è dal 9% iniziale al 18% interpretato dall'esposimetro.
Un aiuto al fotografo in queste situazioni arriva dal cartoncino grigio neutro. Esso è uno strumento molto utile a fotografare in scene molto luminose come spiagge o neve. Serve a misurare soggetti molto scuri su fondi chiari. Invece che puntare l'obiettivo, si punta sul cartoncino neutro, si misura la corretta esposizione e con il tasto AE Lock si ricomponene e si scatta.
Le moderne reflex digitali fannoa ancora fatica a correggere questo difetto di lettura e quindi solo gli utenti (fotografi) più esperti potranno vantarsi di belle foto di sciatori o di ragazze su spiagge ed acque cristalline.
I primi fotografi (gli albori della fotografia) non usavano esposimetri ma si basavano su tabelle e regole pratiche per l'impostazione della coppia tempo diaframma.
Bisogna sapere infatti che quello che l'esposimetro misura la quantità nota come Valore di esposizione e definito come
EV = log_2(N^2/t)
dove N è l'apertura relativa e t il tempo di scatto. Il logaritmo in base 2 tiene conto del fatto che ad ogni stop la luce dimezza o raddoppia e porta su una scala lineare l'aumento o diminuzione esponenziale del flusso luminoso. Complicato ed inutile per la maggior parte degli scopi di questa guida.
L'esposizione corretta è indicata dall'esposimetro con 0 EV. Se l'esposimetro indicherà un valore di EV positivo, si parla di foto sovraesposta (troppo luminosa), viceversa di foto sottoesposta. E' utile ricordare che nell'errore è meglio una fotografia sottoesposta, è infatti possiibile grazie ad i programmi di fotoritocco moderno, recuperarne gran parte. Nella fotografia sovraesposta o bruciata invece è impossibile recuperare l'informazione che è andata irrimediabilmente persa.
Troppa luce entrante sul sensore ne determina infatti la saturazione, fenomeno per cui la sensibilità dell'elemento di acquisizione d'immagine non è nulla.
Esposimetri a luce riflessa
Gli esposimetri possono essere di due tipi: separati dall'apparecchio fotografico o incorporati. Gli esposimetri incorportati si basano sul sistema detto TTL, sigla che significa Through the lens. Sono detti a luce riflessa appunto perchè misurano la quantità di luce che è riflessa dal soggetto ed è diretta all'obiettivo fotografico.
Gli esposimetri leggono la luce. Tuttavia esistono diversi modi di leggere la quantità di luce, essa può essere concentrata in una sola area oppure provenire diffusamente da tutta la scena. Gli esposimetri a lettura media forniscono appunto un valore di esposizione calcolato come la media sull'intera scena. In presenza di forti contrasti, gli economici esposimetri a lettura media, non daranno un risultato soddisfacente, provocando perlopiù fotografia fortemente sottoesposte o sovraesposte.
Un altro tipo di esposimetro a luce riflessa è il tipo a lettura spot. Come si capisce dal nome esso misura la luce con un angolo di campo molto stretto, ovvero su una piccola parte della scena. Raramente è incorporato negli apparecchi fotografici e spesso serve puntarlo manualmente prima dello scatto nella zona che si vuole inquadrare per ottenere un'esposizione adeguata. Roba da professionisti perlopiù.
Il più diffuso tipo di esposimetro è quello a media con preferenza centrale. Diversamente da media e spot gli esposimetri a preferenza centrale misurano sì la luce che si riflette dall'intera scena ma pesano maggiormente la zona centrale della ripresa. Per usarli al meglio serve mettere il soggetto al centro dell'inquadratura.
Un esposimetro professionale
Ormai tutte le macchine fotografiche di un certo livello dispongono della possibilità di bloccare la lettura esposimetrica. Questa possiblità è in genere indicata con il tasto "AE Lock". Il fotografo che non si fida della lettura dell'esposimetro o si trova in situazioni di forte controluce e riflessi usa spesso questo comando: si punta l'apparecchio fotografico in una zone della scena che si ritiene di dover misurare accuratamente, dopodichè tenendo il pulsante AE Lock premuto si ricompone nuovamente la scena in un altra zona e si scatta.Notare che molto spesso la lettura esposimetrica può essere falsata da oggetti molto riflettenti, come superfici metalliche o vetri, oppure anche da situazioni dove sono presenti oggetti con enorme differenza di riflettanza - un gatto nero ed una parete bianca - ad esempio. Questa situazione si verifica perchè se i soggetti sono illuminati sotto la stessa luce, le loro caratteristiche di riflessione sono diverse. Una parete bianca riflette il 36% della luce mentre un gatto nero solo il 9%.
Occhio quindi a fotografare gatti neri!
Un punto centrale per capire il funzionamento di un esposimetro a luce riflesa è il concetto di grigio neutro. Spesso vi sarete chiesti perchè alcuni fotografi portano con se dei cartoncini grigi. Immaginate un mondo dove tutto sia grigio neutro uniforme. I soggetti che si trovino in piena luce o in piena ombra rifletteranno sempre il 18% della luce che li colpisce. Gli esposimetri a luce riflessa misurano la luce come se provenisse da un mondo a toni di grigio. Per questo funzionano nella maggior parte dei casi a parte quando devono lavorare su soggetti bianchi o neri, essi infatti interpretano tutti i colori in presenza o assenza della luce come grigi e quindi riflettere il 18%. Il problema di questi colori è che il bianco riflette circa il 36% della luce mentre il nero solo il 9%. L'esposimetro puntato su un soggetto bianco allora interpreta questo come una luce eccessiva e suggerisce un'esposizione minore viceversa se il soggetto è nero.
Per poter misurare correttamente un soggetto bianco è quindi necessario ricordarsi che l'esposimetro interpreta un corpo che riflette al 36% come uno che riflette al 18% e quindi aumentare di uno stop, ovvero raddoppiare la luce entrante agendo su diaframma o tempi. Viceversa la misurazione consigliata di un corpo nero deve essere aumentata di uno stop per supplire il restante 9% che c'è dal 9% iniziale al 18% interpretato dall'esposimetro.
Un aiuto al fotografo in queste situazioni arriva dal cartoncino grigio neutro. Esso è uno strumento molto utile a fotografare in scene molto luminose come spiagge o neve. Serve a misurare soggetti molto scuri su fondi chiari. Invece che puntare l'obiettivo, si punta sul cartoncino neutro, si misura la corretta esposizione e con il tasto AE Lock si ricomponene e si scatta.
Il tasto AE Lock su una reflex Canon (2009)
Il tasto AE Lock sulla Nikon D300
Utilizzo del AE Lock per fotocamera reflex Nikon
La correzione dell'esposizione può anche essere eseguita tramite il controllo esposizione che dà la possibilità di agire su di essa in un intervallo di +/- 2 stop (Canon) o -/+ 5 Stop (Nikon) Compensazione dell'esposizione in scatti di 0.3 EV su una fotocamera reflex Nikon
Iscriviti a:
Commenti (Atom)