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Come scattare una buona fotografia

Avrete notato che non tutte le fotografie sono uguali. Si può avere la migliore macchina fotografia disponibile, migliaia di euro di attrezzatura ma scattare comunque pessime foto.

Una delle prime regole che si apprende ad un corso di fotografia è quella di fotografare prima con gli occhi. Inquadrare come potrebbe essere un dettaglio, rivisto in un'altra chiave, comporre con la fotocamera guardando dal mirino e se l'immagine non ci soddisfa non scattare per forza!

Spesso navigando su Facebook vedo di quelle fotografie raccapriccianti. Facce sbiancate da flash con fondi totalmente neri, visi di persone sfocati, immagini mosse al limite estremo o super rumorose.

Per evitare ciò, anche con una macchina compatta bisogna seguire certe regole.

1) Non sempre il miglior punto da cui scattare è quella da cui si guarda: cambiare angolazione, sdraiarsi per terra, avvicinarsi ed inquadrare particolari, rende la foto migliore
2) La regola dei terzi. Siamo stufi di vedere soggetti sorridenti in posa al centro dell'immagine. Se una foto deve raccontare una storia muovendo l'occhio da destra a sinistra si deve intuire qualcosa. No invece, sinistra sfondo, centro bel faccione con sorriso forzato, destra sfondo (possibilmente sottoesposto).
La regola dei terzi, consiste nel dividere virtualmente l'immagine in 9 quadranti e mettere il soggetto in uno dei quadranti esterni. Questa immagine rende perfettamente come comportarsi.
4) Chiedersi cosa si vuole veramente dalla fotografia che si sta per fare. Una volta che il rullino costava e si dovevano sviluppare le fotografie, questo accorgimento era molto sensato, ma lo è ancora oggi.
5) Dopo aver valutato tutto questo, cercare di comporre l'immagine nella maniera migliore possibile.
  • Eliminare ogni elemento di disturbo non riguardante ciò che ci ha fatto prendere in mano la fotocamera
  • Seguire la regola dei terzi. Se si tratta di un paesaggio, mettere la linea dell'orizzonte sulla prima o seconda retta orizzontale, mai a metà altezza.
  • Comporre significa concentrarsi su forme e colori, ricordalo. Evidenzia linee prospettiche, se fai ritratto metti a fuoco sugli occhi e tieni il diaframma aperto e la nitidezza (su digitali) al minimo.
  • Raccontare una storia, la foto non è solo un documento, è un ricordo, un libro da leggere

Regola del reciproco della focale

 Il corretto utilizzo del diaframma determina l'effetto della profondità di campo desiderata ma relativamente alla focale utilizzata.

Utilizzando il diaframma in modalità tutta apertura otterremo poca profondità di campo oltre il punto di messa a fuoco. In questo modo possiamo isolare il soggetto rispetto allo sfondo.


Mentre con le focali grandangolari non potremo apportare grandi variazioni di sfocato oltre il soggetto principale, altrettanto non si può dire per le focali tele dove tale passaggio è più evidente a seconda del diaframma utilizzato.

In altre parole se utilizziamo il diaframma tutto aperto su una focale grandangolare, riusciremo ancora a leggere lo sfondo molto bene oltre il soggetto principale.

Pertanto, l'uso di un diaframma tutto aperto per isolare lo sfondo è più utile con le focali tele o nel caso di riprese anche grandangolari in cui il soggetto principale è molto vicino al fotografo.

Un diaframma molto aperto (f/2.8 o meno) ci permette di ottenere il minor tempo di esposizione possibile ma con una profondità di campo ridotta, soprattutto usando focali tele.

A parità di diaframma impostato e distanza del soggetto, al crescere del valore focale diminuisce l'estensione della profondità di campo. Questo è il motivo per cui i teleobiettivi presentano una profondità di campo più
 ristretta rispetto alle ottiche normali e grandangolari.

Una ridotta profondità di campo viene sfruttata nella fotografia di ritratto e moda, quando si vuole isolare una figura dallo sfondo.


In relazione a quanto detto dobbiamo però sempre fare i conti con la luce disponibile. Un diaframma molto chiuso (f/11-16) richiede una luce molto alta per permetterci di scattare con dei tempi adatti alla focale utilizzata: ricordiamoci sempre il reciproco della focale utilizzata come base logica per evitare foto mosse o micromosse.


Per reciproco della focale si intende quanto segue:

- utilizzando una focale di 18 mm è bene non scendere al di sotto di 1/20 sec
- utilizzando una focale di 50 mm è bene non scendere al di sotto di 1/50 sec
- utilizzando una focale di 200 mm è bene non scendere al di sotto di 1/200 sec
e così via.

La foto ritratto

La fotografia di ritratto serve a descrivere il soggetto ma anche a migliorarne la rappresentazione. Un buon fotografo è capace di vedere il lato migliore del proprio soggetto ed immortalarlo in pellicola grazie ad alcuni accorgimenti che si basano soprattutto sulla posizione del soggetto relativamente all'asse dell'obiettivo ed alla scelta della luce.

La scelta della luce, che sia essa continua o flash, è fondamentale per una buona riuscita della fotografia.

In base alla tipologia del viso esistono alcuni trucchetti per fare rendere al massimo un ritratto.

VISO LARGO
Luce Rembrandt o di taglio – ruotare il viso di un tre quarti
Luce Rembrandt per il ritratto

VISO MAGRO
Illuminazione diffusa e fare ruotare il viso di fronte all'obiettivo

CALVIZIE
Evitare le riprese dall'alto, mantenere in ombra la parte posteriore della testa.


NASO ACCENTUATO

Ruotare il viso frontalmente e sollevare il mento

NASO SCHIACCIATO

Luce Rembrandt o a farfalla – ruotare il viso di ¾

DOPPIO MENTO

Luce diffusa - centrare la luce principale – sollevare il mento


ORECCHIE A SVENTOLA

Per diminuire al massimo le orecchie a sventola è necessario evitare ogni luce d'effetto e ruotare il viso in modo da tenerlo fuori asse, così da minimizzarne l'effetto.

RUGHE
Luce diffusa – flash sul soffitto - ruotare il viso a tre quarti

OCCHI INCASSATI
Luce diffusa – abbassare la luce principale


Referenze
http://www.nital.it/corso-ritratto/5.php

Corso 2: Cosa sono gli stop in fotografia?

Per rispondere subito alla domanda si può dire che uno stop corrisponde ad un aumento o diminuzione di un fattore 2 della luce entrante sul sensore o sulla pellicola.
Quindi, velocemente, aumentare di due stop significa quadruplicare la luce entrante, diminuire di 3 stop significa ridurre di 8 volte la luce.

Premesso ciò passiamo alla parte teorica, da leggere con attenzione per comprendere appieno il significato dello STOP in fotografia.

Prima di affrontare le tecniche dell'esposizione avete bisogno di impadronirvi di alcune nozioni base. La prima di esse è il diaframma.
Prendete in mano la vostra macchina fotografica (meglio se avete una reflex, dimenticatevi il cellulare, non lo reputo una macchina fotografica).

Sui vecchi modelli di reflex "analogiche" è presente una ghiera numerata, detta ghiera dei diaframmi. In alcune moderne digitali invece è possibile scegliere il diaframma agendo su alcune "rotelle" direttamente sul corpo.
 
Ghiera dei diaframmi e lamelle che lo compongono all'interno di un obiettivo fotografico. Referenza www.fondali.it

Fatto sta che la ghiera dei diaframmi controlla quello che possiamo definire il primo vertice del triangolo fotografico, ovvero l'apertura del diaframma.
Ogni scatto di questa ghiera, che di solito porta una strana numerazione - da f/2.8 a f/32 e oltre - rappresenta quello che i fotografi chiamano stop o step.
La sequenza dei valori di numeri f è una progressione geometrica di ragione \sqrt{2} (circa 1,4) standardizzata al congresso di Liegi nel 1905. Comprende i seguenti valori:

f/1    f/1,4    f/2    f/2,8    f/4    f/5,6    f/8    f/11    f/16    f/22   f/32   f/45   f/64    f/90
Obiettivi capaci di estendersi su tutto questo range sono praticamente impossibili da realizzare a causa di problemi dovuti a leggi ottiche. In ogni caso obiettivi con diaframmi f/1 sono costosissimi ma hanno una luminosità eccellente e non abbisognano di flash, perchè permettono di riprendere tranquillamente a luce ambiente.

A diaframmi aperti corrisponde un numero f basso, a diaframmi più chiusi invece un numero f elevato.
Ma perchè questa nomenclatura così scomoda? Il motivo è semplice da spiegarsi e risiede nella definizione di flusso luminoso.
Il flusso luminoso è il numero di particelle luminose (dette fotoni) che entrano e vanno a depositarsi sul sensore, moltiplicato per l'area.

Potete pensare al flusso luminoso come al flusso d'acqua in un rubinetto aperto. Maggiore è il diametro del rubinetto, più acqua uscirà. Riprenderemo questa metafora più avanti.

Per gli amanti della tecnica, l'indicazione del diaframma è una frazione che rappresenta il diametro del diaframma stesso ed è da mettere in relazione alla lunghezza focale f ovvero dall'obiettivo che si sta utilizzando.

Se per esempio state fotografando con un obiettivo 50 mm impostato a f/1.4 il diametro del diaframma aperto in fase di scatto sarà di 35.7 mm.
La funzione principale del diaframma è quella di controllare la quantità di luce che durante l'esposizione raggiunge il sensore o la pellicola: non solo, le leggi dell'ottica ci insegnano che il diaframma controlla anche un altro parametro importante, la profondità di campo.

Questa luce può essere paragonata all'acqua che esce da un rubinetto.
Un bicchiere vuoto sotto un rubinetto aperto si riempirebbe in pochi istanti, tuttavia un filo sottile d'acqua impiegherebbe molto tempo a riempire il bicchiere.

Lo stesso principio si può applicare alla luce che attraversa l'obiettivo. Tenendo presente che i diaframmi sono di fatto delle frazioni, f/2, f/2.8, f/4 etc - è facile capire f/16 è un diaframma più piccolo di f/2.8.

Proprio come nell'esempio del rubinetto, il flusso di luce che attraversa l'obiettivo è determinato dal diaframma usato. Immaginate che il diaframma della bocca del rubinetto equivalga ad un diaframma f/2.8. La quantità d'acqua che ne fuoriesce sarà quindi maggiore di quella che fuoriesce se il diametro del rubinetto corrispondesse ad un diaframma f/22.

Ogni qualvolta si passa da un diaframma all'altro - si chiude o si apre di un diaframma - l'ammontare della luce, rispettivamente dimezza o raddoppia.
Questo principio è detto regola del raddoppio e lo vedremo essere valido anche per i tempi di scatto.

Ora gli amanti della matematica - chi vi scrive è un fisico - capiranno che si può raggiungere lo stesso risultato tenendo aperto un rubinetto di diametro 1 cm per 1 secondo oppure utilizzando un rubinetto di 1.4 cm per 0.5 secondi. Perchè?
Sappiamo che il flusso luminoso è area x tempo, dove
Area del rubinetto = 1/2* diametro^2
quindi
1/2 * 1 = 0.5 m^2*s
1/2*2 * 0.5 = 0.5 m^2*s

La regola del raddoppio si comprende meglio guardando al selettore dei tempi di scatto, normalmente utilizzabile agendo su una rotella sulla nostra reflex.
Una volta compreso questo concetto avrete in mano la regola generale per una fotografia tecnicamente corretta, quindi è importante capirlo.

Questa regola si può comprendere meglio guardando alla ghiera dei tempi di scatto o alla rotella di selezione di quest'ultimi. I numeri segnati hanno un significato preciso, essi rappresentano la frazione di tempo per cui il diaframma resterà aperto e la luce potrà entrare ed impressionare il sensore CMOS o la pellicola.

Normalmente sulle reflex un tempo di 1/500 di secondo è indicato come 500 - eliminando di fatto la notazione frazionaria - può capitare di leggere sul selettore dei tempi il numero 2. Questo significa che il tempo di scatto è di 1/2 di secondo e non 2 secondi che sono invece rappresentati con 2".

Sulle macchine più moderne la selezione di tempi e diaframmi è  più fine e permette di muoversi a passi di 1/2 o addirittura di 1/3 di stop.

Si potrà pensare dunque che la fotografia corrisponda solamente alla giusta scelta della coppia tempo/diaframma. In realtà è in parte così. I tecnici vi diranno sicuramente così, gli artisti avranno da ridire a riguardo.
Determinare l'esposizione corretta è compito di chi scatta istantanee. Trovare qual'è l'esposizione creativamente corretta rappresenta invece una sfida bene accetta dai veri fotografi.


Abbiamo parlato del diaframma come di un foro (ed in realtà la prima fotografia è nata con un foro) che regola la quantità di luce entrante.
Descriverlo così però è dal punto di vista dell'ottico incompleto. Le leggi dell'ottica ci insegnano che il diaframma influenza la profondità di campo della fotografia.